la Pianta

Il Sambuco comune (Sambucus nigra), è un arbusto perenne e deciduo, molto vigoroso, caducifoglio, della famiglia delle Caprifoliacee. Diffuso nelle zone incolte, nei luoghi ruderali ed anche centri abitati, lungo le siepi ed i fossi, o nei boschi radi, dal livello del mare fino ad un’altitudine di circa 1500 metri; preferisce suoli ricchi di basi e di azoto, a ph neutro o basico, ben dotati di umidità se si tratta della specie mesoigrofila, ma soprattutto devono essere terreni ricchi di nutrienti e di materia organica decomposta, ha comunque grande adattabilità, sia al terreno che alle condizioni climatiche.
Si può senz’altro affermare, che non ogni casolare, anche quelli abbandonati, abbia nei pressi un arbusto di Sambuco, a testimonianza dell’apprezzamento di cui questa pianta godette fin dall’antichità.
Al Sambuco, come già detto, in passato si attribuivano poteri magici, contro i demoni e le streghe. Oggi una apparente magia consiste nel piantare un Sambuco presso le finestre di casa: le mosche ne verranno attratte e non entreranno all’interno.
Si presenta come una pianta alta fino a 10 metri, con tronco flessuoso, e sovente obliquo.
I rami giovani sono verdi, mentre quelli degli anni precedenti hanno la corteccia bruno cenere in cui spiccano le lenticelle prominenti. Hanno foglie opposte a due a due con il picciolo dilatato alla base e, quando cadono, lasciano sul ramo una cicatrice a forma di semiluna; sono ellittiche con la base cuneata, il margine è dentellato e l’apice termina con un dente acuto più grande di tutti gli altri; sono molto odorose se vengono stropicciate.
Il fiore è un infiorescenza a corimbo ombrelliforme di colore bianco-giallastro, sono ermafroditi di forma regolare, dimensioni molto piccole (max 5 mm di diametro), hanno una corolla gamopetala a 5 lobi, che si riuniscono in corimbi terminali di circa 10 – 15 cm di diametro, se stropicciati emanano odore greve; si raccolgono da Aprile a Giugno, recidendo le infiorescenze alla base.
I frutti sono delle drupe violaceo-bluastre, lucenti con il succo di color violaceo, in quanto contiene antociani chiamati sambuca e crisantemina, in ogni drupa possono esserci due o tre semi; si raccolgono tra Agosto e Settembre, usando gli stessi pettini utilizzati per la raccolta dei mirtilli. La dispersione dei frutti avviene tramite gli uccelli, soprattutto merli, storni e capinere, ma anche i mammiferi aiutano la disseminazione.
Essendo diffuso in tutto il mondo, è conosciuto con nomi diversi, a seconda delle aree geografiche:
Sureau, Schitac, Sambus, Sango, Scioccarina, Zambuch, Mannaro, Sambuco puzzolente, Zammuco, Sauco, Savuco, Savucu di gai, Sabuccu. In Europa, il Sambuco, si trova dal Portogallo al Caucaso, e compare anche nell’Asia del Nord.

Mai confondere il Sambucus nigra con il suo simile Sambucus ebulus, o ebbio. Questo si distingue dal primo in quanto i suoi fusti erbacei sono molto sviluppati, anziché, legnosi, e fiori dall’odore di mandorle amare, ha frutti velenosi.

Le Proprietà
E’ molto difficile individuare la dose ottimale per cui conviene limitarne l’uso. Dosi errate infatti provocano nausea, vomito, diarrea, spasmo intestinale e vertigini. Responsabile di questa sintomatologia sembra essere l’alcaloide sambucina. Inoltre si devono escludere dall’uso la corteccia fresca, le foglie fresche ed i frutti verdi per la loro elevata tossicità, che provoca senso di raschiamento e bruciore in gola, scialorrea, nausea, vomito, diarrea, cefalea, respirazione difficoltosa, crampi. L’uso non va mai protratto a lungo per la presenza del glucoside cianogenetico sambunigrina, che per idrolisi produce acido cianidrico, aldeide benzoica e glucosio.

– Approfondimento medico-farmacologico

I principali costituenti del Sambuco, sono i polifenoli fra cui:
– antociani;
– flavonoidi;
– vitamine;
– sali minerali (soprattutto potassio e calcio).
L’azione farmacodinamica attribuita agli eterosidi antocianici ed agli eterosidi flavonoici, è di essere fattori vitaminici p. gli antociani agiscono modificando la permeabilità dei capillari, aumentano la resistenza e disuniscono contemporaneamente, la permeabilità delle pareti dei capillari. Hanno attività antinffiammatoria nei confronti degli edemi e della microangiopatia diabetica. Secondo recenti ricerche, gli antiociani agiscono sulle pareti vasali, anche su quelle interne, provocando il distacco delle glicoproteine accumulatesi sulle pareti. Questo determina la normalizzazione della permeabilità, un aumento della resistenza delle membrane con regressione delle lesioni vasali caratteristiche della microangiopatia diabetica.
Gli antiociani vengono utilizzati per il trattamento delle emorragie della retina o della congiuntiva a cui sono soggetti i diabetici e gli ipertesi. Sembra che stimolino la biosintesi del collagene. Questo potrebbe spiegare il sinergismo osservato tra diverse sostanze capillarotrope: vitamina C, antocianosidi, glucosidi flavonici. Sono in grado di aumentare la velocità di rigenerazione della rodopsina, pigmento fotosensibile della retina; la rodopsina si ricostruisce con il ritorno dell’occhio all’oscurità a partire da un derivato della vitamina A. E’ infatti indicata l’associazione degli antocianosidi con la vitamina A per influenzare positivamente il processo della visione notturna.
I polifenoli, i flavonoidi e gli antociani hanno azione antiossidante; sono in grado di catturare i radicali liberi, neutralizzandoli e inattivare i prodotti di degradazione delle reazioni dei radicali liberi.
I radicali liberi sono sostanze chimiche dotate di alta reattività e instabilità, pericolose per l’organismo in quanto possono ossidare dei costituenti come i lipidi, le proteine e gli acidi nucleici portando alla perdita dell’integrità e della funzionalità delle strutture cellulari. I radicali liberi sono prodotti naturalmente dall’organismo durante i processi metabolici e lo stesso organismo ha sviluppato dei sistemi per neutralizzarli. In determinate condizioni., però, il meccanismo endogeno di difesa dei radicali liberi può non essere sufficiente (esposizione ad inquinanti, tossine, ecc.). In questi casi l’introduzione di sostanze antiradicali liberi, aiuta l’organismo a difendersi dai danni che gli stessi radicali liberi possono provocare. In particolare nell’invecchiamento. I radicali liberi possono provocare danni ai fosfolipidi delle membrane cellulari; la iperossidazione dei fosfolipidi, che per la loro struttura chimica si prestano bene all’attacco dei radicali liberi, provoca l’alterazione del potenziale di membrana con conseguente modifica della permeabilità ionica della membrana. Anche le proteine, sia strutturali che enzimatiche, subiscono modificazioni da parte dei radicali liberi, per distruzione o alterazione dei singoli amminoacidi.
Più sensibili agli attacchi sembrano essere quelli contenenti gruppi sulfidrilici (metionina, cisterina) e quelli aromatici. I danni provocati dai radicali liberi sono meno controllati man mano che l’organismo invecchia. I flavonoidi e i polifenoli possono avere azione preventiva nei confronti degli ictus; agiscono sui radicali liberi inattivandoli, ed è noto che essi hanno un’azione aggressiva (perché altamente reattivi) sui vasi sanguigni; inoltre impediscono l’agglutinazione delle piastrine con conseguente diminuzione del rischio di trombosi. Ai flavonoidi sono state attribuite attività antivirali. E’ stato dimostrato che la quercitina ha azione antivirale nei confronti del virus dell’herpes simplex e del parainfluenza virus tipo 3. I costituenti a nucleo fenolico e loro derivati hanno spesso attività antibatterica. In particolare tale attività è stata evidenziata nei confronti di staphylococcus aurens e pseudomonas aeruginosa. Questa attività dipende dal ph; quando il ph è acido l’effetto dei derivati fenolici, siano tannini, flavoni o proantocianidine è il medesimo; a valori di ph elevato, aumenta il potere inibitorio delle proantocianidine. Il meccanismo di questa inibizione batterica sembra essere l’alterazione della permeabilità della membrana cellulare dei batteri. Per questo motivo agli antociani è stata attribuita efficacia nel trattamento della diarrea e delle infezioni delle vie urinarie.
Riassumendo, il sambuco ha proprietà:

1) diuretiche: aumenta la quantità di urina eliminata nella giornata;
2) sudorifere: aumenta la secrezione di sudore;
3) lassative: facilita l’evacuazione delle feci;
4) antireumatiche;
5) antinevralgiche;
6) emollienti: attenua lo stato di infiammazione.